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	<title>Paolo Masini &#187; Una pagina speciale</title>
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		<title>MORTO DON PICCHI: PD, DEDICARGLI UN LUOGO DI ROMA</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 06:20:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>opi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(ANSA) &#8211; ROMA, 30 MAG &#8211; &#8221; In un momento in cui la nostra
societa&#8217; e&#8217; sempre piu&#8217; piegata su se stessa e sull&#8217;
individualismo, la missione di don Mario Picchi assume un valore
ancor piu&#8217; profondo. Attraverso la sua umanita&#8217; e la sua forza
morale e spirituale migliaia di giovani hanno ritrovato speranza
nella loro vita, uscendo da tunnel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(ANSA) &#8211; ROMA, 30 MAG &#8211; &#8221; In un momento in cui la nostra<br />
societa&#8217; e&#8217; sempre piu&#8217; piegata su se stessa e sull&#8217;<br />
individualismo, la missione di don Mario Picchi assume un valore<br />
ancor piu&#8217; profondo. Attraverso la sua umanita&#8217; e la sua forza<br />
morale e spirituale migliaia di giovani hanno ritrovato speranza<br />
nella loro vita, uscendo da tunnel che sembravano infiniti. Sta<br />
a noi, ognuno dalla propria postazione, continuare il suo lavoro<br />
instancabile, che Roma ha avuto l&#8217; assoluto privilegio di poter<br />
vedere quotidianamente in questi anni&#8221;. Lo dichiara in una nota<br />
Paolo Masini, consigliere Pd del Comune di Roma.<br />
&#8221; Credo sia opportuno che Don Mario venga ricordato durante<br />
il consiglio comunale che si svolgera&#8217; domani e propongo che gli<br />
sia intitolato un luogo significativo della citta&#8217; di Roma -<br />
prosegue Masini &#8211; a questo fine chiedo alle autorita&#8217; preposte<br />
di derogare, in via eccezionale, alle norme previste dalla<br />
toponomastica&#8221;.<br />
&#8221; Vorrei che chi ricopre ruoli di governo, a tutti i livelli,<br />
cercasse sempre di amministrare seguendo gli insegnamenti don<br />
Picchi, non trascurando mai di operare in maniera solidale e non<br />
dimenticando i piu&#8217; deboli. Sono convinto &#8211; conclude &#8211; che sia<br />
questo il modo per onorare davvero la splendida vita di Don<br />
Mario, portatrice per 80 anni di luce e gioia&#8221;.(ANSA). </p>
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		<title>SCUOLA, 22 febbraio 2009, sale la temperatura&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 14:38:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>opi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo l’onda che ha investito un anno e mezzo fa le scuole, gli ulteriori colpi inferti dal Governo stanno facendo rialzare la temperatura e la protesta ricomincia a farsi sentire, partono le prime occupazioni, si alza la voce dei coordinamenti, delle associazioni, del sindacato. 
In primis i tagli alle risorse finanziarie delle istituzioni scolastiche, già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo l’onda che ha investito un anno e mezzo fa le scuole, gli ulteriori colpi inferti dal Governo stanno facendo rialzare la temperatura e la protesta ricomincia a farsi sentire, partono le prime occupazioni, si alza la voce dei coordinamenti, delle associazioni, del sindacato. <span id="more-6232"></span><br />
In primis i tagli alle risorse finanziarie delle istituzioni scolastiche, già drasticamente messe in difficoltà dalla “cura dimagrante” al personale docente, amministrativo e ausiliare. Tagli così pesanti che rischiano di paralizzare ogni attività didattica e amministrativa delle scuole che sono indebitate e prive di risorse per il quotidiano svolgimento didattica, per le supplenze, perfino per l’acquisto dei materiali di pulizia e di segreteria.</p>
<p>Al danno si aggiunge la beffa di una direttiva del Ministero sul Programma Annuale 2010 datata metà dicembre. La direttiva, per compensare le carenze finanziarie, suggeriva un utilizzo improprio del contributo volontario che i genitori ogni anno donano alle scuole. Contributo che, proprio perché volontario, dovrebbe essere impiegato ad ampliare l’offerta formativa delle scuole, come si è sempre fatto, e non per coprire il gap finanziario dovuto ai tagli da mannaia della Gelmini e supportare la mera sussistenza delle stesse scuole, destinandolo ad esempio al pagamento delle supplenze. Dopo le molte sollecitazioni da parte dei Dirigenti Scolastici, dei Direttori Amministrativi, sindacati e associazioni dei genitori il Ministero ha procrastinato i tempi di approvazione del Programma Annuale promettendo di comunicare a breve “istruzioni operative” che speriamo, senza troppa convinzione, aiutino le scuole a uscire dalla drammatica situazione in cui trovano e non mirino piuttosto a infliggere un ulteriore colpo alle già esigue risorse finanziarie delle istituzioni scolastiche.</p>
<p>Si deve aggiungere poi il taglio delle risorse umane, necessario per completare il risparmio che in tre anni deve portare alla sottrazione di 8 miliardi di euro al sistema scolastico (L. 133/2008). A questo obiettivo deve essere ricondotto il rapidissimo restyling alla scuola secondaria che si vuole rendere operativo già a partire dal prossimo anno scolastico, pochi mesi per mettere in atto una riforma definita “epocale”. Le conseguenze sono preoccupanti, le iscrizioni saranno fatte “alla cieca” dai genitori che non sanno ancora bene che cosa sarà proposto ai propri figli il prossimo anno nei diversi indirizzi. A pagarne le spese più grandi gli istituti tecnici che subiscono il dimezzamento delle ore di laboratorio e la discriminazione di essere l’unico segmento di scuola a dover effettuare i cambiamenti non solo per gli iscritti al primo anno ma anche per quelli delle seconde, terze e quarte classi. Una discriminazione che viene accentuata dal fatto che non è prevista possibilità di passaggio da un sistema all’altro e la scelta della scuola superiore una volta compiuta diventa definitiva. In pericolo l’obbligo scolastico fino a 16 anni se ci sarà la possibilità di assolverlo attraverso l’ apprendistato dopo le medie. Come si può pensare che sia sufficiente spostare l’iscrizione alla superiori a fine marzo per risolvere il problema dell’organizzazione delle scuole, per permettere ai genitori e ai ragazzi di fare scelte consapevoli, per consentire ai docenti di orientare alla scelta nel modo più efficace gli studenti?<br />
La scuola superiore che si va disegnando è una scuola non solo più povera ma anche classista, una scuola che, in contrasto con il dettame costituzionale, aumenta lo scalino sociale invece di adoperarsi per rimuoverlo.</p>
<p>Un altro campanello di allarme da ascoltare è quello relativo alle misure per l’integrazione dei ragazzi stranieri contenute nella circolare ministeriale. Per quanto riguarda il tetto del 30% degli studenti stranieri per classe tutte le eventuali deroghe sono demandate agli Uffici Regionali Scolastici.<br />
Nessuna esclusione netta e chiara dal tetto degli “stranieri” nati in Italia. Eppure è proprio questo il nodo cruciale del problema, ciò significa che il conteggio avverrà anche per quei bambini che, ad esempio, dopo aver frequentato il nido e la scuola di infanzia, perfettamente italofoni ma dal cognome straniero, si trovano oggi a dover essere iscritti alla scuola elementare o peggio ancora per quelli che dalle elementari passano alle medie e dalle medie alle superiori. Si tratta di ragazzi che hanno trascorso gli stessi anni di quelli italiani nelle scuole del nostro Paese, perché dovrebbero essere sottoposti a vaglio ed essere ripescati con eventuale deroga?</p>
<p>All’atto dell’iscrizione i genitori scelgono le scuole per i loro figli, spesso indicano le sezioni e perfino i compagni. Questo alla luce di tante considerazioni, tra le quali spesso quella di poter contare su microreti di solidarietà fatte di vicini di casa, di parenti, di genitori degli amici dei propri figli. Questi rapporti, costruiti proprio attraverso il comune percorso scolastico e che certo sono un ottimo viatico per l’integrazione, rischiano di saltare nel momento in cui si procede allo smistamento forzato dei ragazzi stranieri. E tutto ciò diventa più allarmante quando ad essere coinvolti non sono solo i bambini delle scuole di infanzia e delle elementari ma anche i ragazzi più grandi, quelli in fase preadolescenziale e adolescenziale, molti dei quali si considerano a pieno titolo italiani e già vivono con difficoltà la loro doppia identità culturale. Una miopia dalle conseguenze disastrose: laddove non c’è integrazione i rapporti spesso si risolvono nei conflitti, la sicurezza, è evidente, passa attraverso l’inclusione.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Anche per quanto riguarda i diversamente abili, soprattutto quelli con maggiore bisogno di supporto, la politica governativa di tagli irresponsabili comincia a mostrare gli effetti dannosi. Se gli AEC continueranno a diminuire, dal momento che sono state eliminate le compresenze, non sarà più possibile garantire ai ragazzi in difficoltà quell’attenzione e quella cura finora riservata loro per tutto l’orario scolastico.</span></p>
<p>ò, la situazione di drammatica criticità causata dai tagli di questo governo in merito a questioni delicate come il Sostegno e le convenzioni con le cooperative sociali per la prestazione d&#8217;opera delle figure professionali di AEC. Le famiglie di ragazzi con diverse abilità sono spesso costrette a riportarsi a casa i figli perché non c&#8217;è nessuno che si prenda cura di loro in determinati orari (considerata anche l&#8217;eliminazione della &#8220;compresenza&#8221; del personale docente). Si sta cercando di ripristinare una sorta di ancestrale &#8220;selezione naturale&#8221; dell&#8217;accesso allo studio.Quello che sta accadendo alla nostra scuola pubblica è allarmante e deve essere combattuto in tutti i modi possibili. Attraverso interventi di vario genere questo Governo mira al depauperamento della scuola, un depauperamento che non va letto solo in termini di risorse finanziarie e umane ma anche e soprattutto nelle sue conseguenze culturali. Una scuola senza soldi e con il personale docente e non docente ridotto all’osso è una scuola che naviga a vista, che si vede costretta giorno dopo giorno a restringere la propria offerta formativa, la propria progettualità, la propria spinta propulsiva verso la ricerca e l’innovazione, in breve la propria autonomia. Una scuola in cui a malapena si “ammaestra”, a formare i cittadini di domani, a farli crescere culturalmente ci penserà la televisione&#8230; Questa nostra televisione che chiude le menti anzichè aprirle, che taglia il palinsesto RAI per ragazzi all&#8217;avanguardia in Europa (Melevisione ecc&#8230;) e foraggia invece programmi trash come il Grande Fratello. Una televisione completamente nelle mani di Berlusconi, colui che come ebbe a dire Licio Gelli “è l&#8217;unico che può portare a compimento il mio piano”&#8230; Allora non rimaniamo in finestra, il futuro arriva prima di quanto ci aspettiamo e passerà attraverso le nuove generazioni, facciamo in modo, per citare il titolo di un libro del grande sociologo Edgar Morin, che i nostri ragazzi abbiano sulle spalle “una testa ben fatta”…</p>
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		<title>Voto Enzo perché&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 16:41:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>opi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Una pagina speciale]]></category>

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		<title>&#8220;Con l&#8217;Islam un nuovo inizio&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 15:48:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pm</dc:creator>
				<category><![CDATA[A chiare lettere...]]></category>
		<category><![CDATA[Una pagina speciale]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo storico discorso di Obama al Cairo.
&#8220;Con l&#8217;Islam un nuovo inizio&#8221;
di BARACK OBAMA

Barack Obama

Ecco la traduzione integrale del discorso del presidente americano Barack Obama all&#8217;Università del Cairo. 
SONO onorato di trovarmi qui al Cairo, in questa città eterna, e di essere ospite di due importantissime istituzioni. Da oltre mille anni Al-Azhar rappresenta il faro della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Lo storico discorso di Obama al Cairo.</h2>
<h1><strong>&#8220;Con l&#8217;Islam un nuovo inizio&#8221;</strong></h1>
<h3><span class="txt12"><em>di BARACK OBAMA</em></span></h3>
<div id="multimedia">
<div class="fotosxb"><img src="http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/obama-presidenza-8/discorso-italiano/ap_15949505_15150.jpg" alt="&quot;Con l'Islam un nuovo inizio&quot;" width="230" />Barack Obama</div>
</div>
<div id="testo"><em>Ecco la traduzione integrale del discorso del presidente americano Barack Obama all&#8217;Università del Cairo. </em></div>
<p>SONO onorato di trovarmi qui al Cairo, in questa città eterna, e di essere ospite di due importantissime istituzioni. Da oltre mille anni Al-Azhar rappresenta il faro della cultura islamica e da oltre un secolo l&#8217;Università del Cairo è la culla del progresso dell&#8217;Egitto. Insieme, queste due istituzioni rappresentano il connubio di tradizione e progresso.</p>
<p>Sono grato di questa ospitalità e dell&#8217;accoglienza che il popolo egiziano mi ha riservato. Sono altresì orgoglioso di portare con me in questo viaggio le buone intenzioni del popolo americano, e di portarvi il saluto di pace delle comunità musulmane del mio Paese: assalaamu alaykum.</p>
<p>Ci incontriamo qui in un periodo di forte tensione tra gli Stati Uniti e i musulmani in tutto il mondo, tensione che ha le sue radici nelle forze storiche che prescindono da qualsiasi attuale dibattito politico. Il rapporto tra Islam e Occidente ha alle spalle secoli di coesistenza e cooperazione, ma anche di conflitto e di guerre di religione. In tempi più recenti, questa tensione è stata alimentata dal colonialismo, che ha negato diritti e opportunità a molti musulmani, e da una Guerra Fredda nella quale i Paesi a maggioranza musulmana troppo spesso sono stati trattati come Paesi che agivano per procura, senza tener conto delle loro legittime aspirazioni. Oltretutto, i cambiamenti radicali prodotti dal processo di modernizzazione e dalla globalizzazione hanno indotto molti musulmani a considerare l&#8217;Occidente ostile nei confronti delle tradizioni dell&#8217;Islam.</p>
<p><span id="more-3404"></span></p>
<p>Violenti estremisti hanno saputo sfruttare queste tensioni in una minoranza, esigua ma forte, di musulmani. Gli attentati dell&#8217;11 settembre 2001 e gli sforzi continui di questi estremisti volti a perpetrare atti di violenza contro civili inermi ha di conseguenza indotto alcune persone nel mio Paese a considerare l&#8217;Islam come inevitabilmente ostile non soltanto nei confronti dell&#8217;America e dei Paesi occidentali in genere, ma anche dei diritti umani. Tutto ciò ha comportato maggiori paure, maggiori diffidenze.</p>
<p>Fino a quando i nostri rapporti saranno definiti dalle nostre differenze, daremo maggior potere a coloro che perseguono l&#8217;odio invece della pace, coloro che si adoperano per lo scontro invece che per la collaborazione che potrebbe aiutare tutti i nostri popoli a ottenere giustizia e a raggiungere il benessere. Adesso occorre porre fine a questo circolo vizioso di sospetti e discordia.</p>
<p>Io sono qui oggi per cercare di dare il via a un nuovo inizio tra gli Stati Uniti e i musulmani di tutto il mondo; l&#8217;inizio di un rapporto che si basi sull&#8217;interesse reciproco e sul mutuo rispetto; un rapporto che si basi su una verità precisa, ovvero che America e Islam non si escludono a vicenda, non devono necessariamente essere in competizione tra loro. Al contrario, America e Islam si sovrappongono, condividono medesimi principi e ideali, il senso di giustizia e di progresso, la tolleranza e la dignità dell&#8217;uomo.</p>
<p>Sono qui consapevole che questo cambiamento non potrà avvenire nell&#8217;arco di una sola notte. Nessun discorso o proclama potrà mai sradicare completamente una diffidenza pluriennale. Né io sarò in grado, nel tempo che ho a disposizione, di porre rimedio e dare soluzione a tutte le complesse questioni che ci hanno condotti a questo punto. Sono però convinto che per poter andare avanti dobbiamo dire apertamente ciò che abbiamo nel cuore, e che troppo spesso viene detto soltanto a porte chiuse. Dobbiamo promuovere uno sforzo sostenuto nel tempo per ascoltarci, per imparare l&#8217;uno dall&#8217;altro, per rispettarci, per cercare un terreno comune di intesa. Il Sacro Corano dice: &#8220;Siate consapevoli di Dio e dite sempre la verità&#8221;. Questo è quanto cercherò di fare: dire la verità nel miglior modo possibile, con un atteggiamento umile per l&#8217;importante compito che devo affrontare, fermamente convinto che gli interessi che condividiamo in quanto appartenenti a un unico genere umano siano molto più potenti ed efficaci delle forze che ci allontanano in direzioni opposte.</p>
<p>In parte le mie convinzioni si basano sulla mia stessa esperienza: sono cristiano, ma mio padre era originario di una famiglia del Kenya della quale hanno fatto parte generazioni intere di musulmani. Da bambino ho trascorso svariati anni in Indonesia, e ascoltavo al sorgere del Sole e al calare delle tenebre la chiamata dell&#8217;azaan. Quando ero ragazzo, ho prestato servizio nelle comunità di Chicago presso le quali molti trovavano dignità e pace nella loro fede musulmana.</p>
<p>Ho studiato Storia e ho imparato quanto la civiltà sia debitrice nei confronti dell&#8217;Islam. Fu l&#8217;Islam infatti &#8211; in istituzioni come l&#8217;Università Al-Azhar &#8211; a tenere alta la fiaccola del sapere per molti secoli, preparando la strada al Rinascimento europeo e all&#8217;Illuminismo. Fu l&#8217;innovazione presso le comunità musulmane a sviluppare scienze come l&#8217;algebra, a inventare la bussola magnetica, vari strumenti per la navigazione; a far progredire la maestria nello scrivere e nella stampa; la nostra comprensione di come si diffondono le malattie e come è possibile curarle. La cultura islamica ci ha regalato maestosi archi e cuspidi elevate; poesia immortale e musica eccelsa; calligrafia elegante e luoghi di meditazione pacifica. Per tutto il corso della sua Storia, l&#8217;Islam ha dimostrato con le parole e le azioni la possibilità di praticare la tolleranza religiosa e l&#8217;eguaglianza tra le razze.</p>
<p>So anche che l&#8217;Islam ha avuto una parte importante nella Storia americana. La prima nazione a riconoscere il mio Paese è stato il Marocco. Firmando il Trattato di Tripoli nel 1796, il nostro secondo presidente, John Adams, scrisse: &#8220;Gli Stati Uniti non hanno a priori alcun motivo di inimicizia nei confronti delle leggi, della religione o dell&#8217;ordine dei musulmani&#8221;. Sin dalla fondazione degli Stati Uniti, i musulmani americani hanno arricchito il mio Paese: hanno combattuto nelle nostre guerre, hanno prestato servizio al governo, si sono battuti per i diritti civili, hanno avviato aziende e attività, hanno insegnato nelle nostre università, hanno eccelso in molteplici sport, hanno vinto premi Nobel, hanno costruito i nostri edifici più alti e acceso la Torcia Olimpica. E quando di recente il primo musulmano americano è stato eletto come rappresentante al Congresso degli Stati Uniti, egli ha giurato di difendere la nostra Costituzione utilizzando lo stesso Sacro Corano che uno dei nostri Padri Fondatori &#8211; Thomas Jefferson &#8211; custodiva nella sua biblioteca personale.</p>
<p>Ho pertanto conosciuto l&#8217;Islam in tre continenti, prima di venire in questa regione nella quale esso fu rivelato agli uomini per la prima volta. Questa esperienza illumina e guida la mia convinzione che una partnership tra America e Islam debba basarsi su ciò che l&#8217;Islam è, non su ciò che non è. Ritengo che rientri negli obblighi e nelle mie responsabilità di presidente degli Stati Uniti lottare contro qualsiasi stereotipo negativo dell&#8217;Islam, ovunque esso possa affiorare.</p>
<p>Ma questo medesimo principio deve applicarsi alla percezione dell&#8217;America da parte dei musulmani. Proprio come i musulmani non ricadono in un approssimativo e grossolano stereotipo, così l&#8217;America non corrisponde a quell&#8217;approssimativo e grossolano stereotipo di un impero interessato al suo solo tornaconto. Gli Stati Uniti sono stati una delle più importanti culle del progresso che il mondo abbia mai conosciuto. Sono nati dalla rivoluzione contro un impero. Sono stati fondati sull&#8217;ideale che tutti gli esseri umani nascono uguali e per dare significato a queste parole essi hanno versato sangue e lottato per secoli, fuori dai loro confini, in ogni parte del mondo. Sono stati plasmati da ogni cultura, proveniente da ogni remoto angolo della Terra, e si ispirano a un unico ideale: E pluribus unum. &#8220;Da molti, uno solo&#8221;.</p>
<p>Si sono dette molte cose e si è speculato alquanto sul fatto che un afro-americano di nome Barack Hussein Obama potesse essere eletto presidente, ma la mia storia personale non è così unica come sembra. Il sogno della realizzazione personale non si è concretizzato per tutti in America, ma quel sogno, quella promessa, è tuttora valido per chiunque approdi alle nostre sponde, e ciò vale anche per quasi sette milioni di musulmani americani che oggi nel nostro Paese godono di istruzione e stipendi più alti della media.</p>
<p>E ancora: la libertà in America è tutt&#8217;uno con la libertà di professare la propria religione. Ecco perché in ogni Stato americano c&#8217;è almeno una moschea, e complessivamente se ne contano oltre 1.200 all&#8217;interno dei nostri confini. Ecco perché il governo degli Stati Uniti si è rivolto ai tribunali per tutelare il diritto delle donne e delle giovani ragazze a indossare l&#8217;hijab e a punire coloro che vorrebbero impedirglielo.</p>
<p>Non c&#8217;è dubbio alcuno, pertanto: l&#8217;Islam è parte integrante dell&#8217;America. E io credo che l&#8217;America custodisca al proprio interno la verità che, indipendentemente da razza, religione, posizione sociale nella propria vita, tutti noi condividiamo aspirazioni comuni, come quella di vivere in pace e sicurezza, quella di volerci istruire e avere un lavoro dignitoso, quella di amare le nostre famiglie, le nostre comunità e il nostro Dio. Queste sono le cose che abbiamo in comune. Queste sono le speranze e le ambizioni di tutto il genere umano.</p>
<p>Naturalmente, riconoscere la nostra comune appartenenza a un unico genere umano è soltanto l&#8217;inizio del nostro compito: le parole da sole non possono dare risposte concrete ai bisogni dei nostri popoli. Questi bisogni potranno essere soddisfatti soltanto se negli anni a venire sapremo agire con audacia, se capiremo che le sfide che dovremo affrontare sono le medesime e che se falliremo e non riusciremo ad avere la meglio su di esse ne subiremo tutti le conseguenze.</p>
<p>Abbiamo infatti appreso di recente che quando un sistema finanziario si indebolisce in un Paese, è la prosperità di tutti a patirne. Quando una nuova malattia infetta un essere umano, tutti sono a rischio. Quando una nazione vuole dotarsi di un&#8217;arma nucleare, il rischio di attacchi nucleari aumenta per tutte le nazioni. Quando violenti estremisti operano in una remota zona di montagna, i popoli sono a rischio anche al di là degli oceani. E quando innocenti inermi sono massacrati in Bosnia e in Darfur, è la coscienza di tutti a uscirne macchiata e infangata. Ecco che cosa significa nel XXI secolo abitare uno stesso pianeta: questa è la responsabilità che ciascuno di noi ha in quanto essere umano.</p>
<p>Si tratta sicuramente di una responsabilità ardua di cui farsi carico. La Storia umana è spesso stata un susseguirsi di nazioni e di tribù che si assoggettavano l&#8217;una all&#8217;altra per servire i loro interessi. Nondimeno, in questa nuova epoca, un simile atteggiamento sarebbe autodistruttivo. Considerato quanto siamo interdipendenti gli uni dagli altri, qualsiasi ordine mondiale che dovesse elevare una nazione o un gruppo di individui al di sopra degli altri sarebbe inevitabilmente destinato all&#8217;insuccesso.</p>
<p>Indipendentemente da tutto ciò che pensiamo del passato, non dobbiamo esserne prigionieri. I nostri problemi devono essere affrontati collaborando, diventando partner, condividendo tutti insieme il progresso.</p>
<p>Ciò non significa che dovremmo ignorare i motivi di tensione. Significa anzi esattamente il contrario: dobbiamo far fronte a queste tensioni senza indugio e con determinazione. Ed è quindi con questo spirito che vi chiedo di potervi parlare quanto più chiaramente e semplicemente mi sarà possibile di alcune questioni particolari che credo fermamente che dovremo in definitiva affrontare insieme.</p>
<p>Il primo problema che dobbiamo affrontare insieme è la violenza estremista in tutte le sue forme. Ad Ankara ho detto chiaramente che l&#8217;America non è &#8211; e non sarà mai &#8211; in guerra con l&#8217;Islam. In ogni caso, però, noi non daremo mai tregua agli estremisti violenti che costituiscono una grave minaccia per la nostra sicurezza. E questo perché anche noi disapproviamo ciò che le persone di tutte le confessioni religiose disapprovano: l&#8217;uccisione di uomini, donne e bambini innocenti. Il mio primo dovere in quanto presidente è quello di proteggere il popolo americano.</p>
<p>La situazione in Afghanistan dimostra quali siano gli obiettivi dell&#8217;America, e la nostra necessità di lavorare insieme. Oltre sette anni fa gli Stati Uniti dettero la caccia ad Al Qaeda e ai Taliban con un vasto sostegno internazionale. Non andammo per scelta, ma per necessità. Sono consapevole che alcuni mettono in dubbio o giustificano gli eventi dell&#8217;11 settembre. Cerchiamo però di essere chiari: quel giorno Al Qaeda uccise circa 3.000 persone. Le vittime furono uomini, donne, bambini innocenti, americani e di molte altre nazioni, che non avevano commesso nulla di male nei confronti di nessuno. Eppure Al Qaeda scelse deliberatamente di massacrare quelle persone, rivendicando gli attentati, e ancora adesso proclama la propria intenzione di continuare a perpetrare stragi di massa. Al Qaeda ha affiliati in molti Paesi e sta cercando di espandere il proprio raggio di azione. Queste non sono opinioni sulle quali polemizzare: sono dati di fatto da affrontare concretamente.</p>
<p>Non lasciatevi trarre in errore: noi non vogliamo che le nostre truppe restino in Afghanistan. Non abbiamo intenzione di impiantarvi basi militari stabili. È lacerante per l&#8217;America continuare a perdere giovani uomini e giovani donne. Portare avanti quel conflitto è difficile, oneroso e politicamente arduo. Saremmo ben lieti di riportare a casa anche l&#8217;ultimo dei nostri soldati se solo potessimo essere fiduciosi che in Afghanistan e in Pakistan non ci sono estremisti violenti che si prefiggono di massacrare quanti più americani possibile. Ma non è ancora così.</p>
<p>Questo è il motivo per cui siamo parte di una coalizione di 46 Paesi. Malgrado le spese e gli oneri che ciò comporta, l&#8217;impegno dell&#8217;America non è mai venuto e mai verrà meno. In realtà, nessuno di noi dovrebbe tollerare questi estremisti: essi hanno colpito e ucciso in molti Paesi. Hanno assassinato persone di ogni fede religiosa. Più di altri, hanno massacrato musulmani. Le loro azioni sono inconciliabili con i diritti umani, il progresso delle nazioni, l&#8217;Islam stesso.</p>
<p>Il Sacro Corano predica che chiunque uccida un innocente è come se uccidesse tutto il genere umano. E chiunque salva un solo individuo, in realtà salva tutto il genere umano. La fede profonda di oltre un miliardo di persone è infinitamente più forte del miserabile odio che nutrono alcuni. L&#8217;Islam non è parte del problema nella lotta all&#8217;estremismo violento: è anzi una parte importante nella promozione della pace.</p>
<p>Sappiamo anche che la sola potenza militare non risolverà i problemi in Afghanistan e in Pakistan: per questo motivo stiamo pianificando di investire fino a 1,5 miliardi di dollari l&#8217;anno per i prossimi cinque anni per aiutare i pachistani a costruire scuole e ospedali, strade e aziende, e centinaia di milioni di dollari per aiutare gli sfollati. Per questo stesso motivo stiamo per offrire 2,8 miliardi di dollari agli afgani per fare altrettanto, affinché sviluppino la loro economia e assicurino i servizi di base dai quali dipende la popolazione.</p>
<p>Permettetemi ora di affrontare la questione dell&#8217;Iraq: a differenza di quella in Afghanistan, la guerra in Iraq è stata voluta, ed è una scelta che ha provocato molti forti dissidi nel mio Paese e in tutto il mondo. Anche se sono convinto che in definitiva il popolo iracheno oggi viva molto meglio senza la tirannia di Saddam Hussein, credo anche che quanto accaduto in Iraq sia servito all&#8217;America per comprendere meglio l&#8217;uso delle risorse diplomatiche e l&#8217;utilità di un consenso internazionale per risolvere, ogniqualvolta ciò sia possibile, i nostri problemi. A questo proposito potrei citare le parole di Thomas Jefferson che disse: &#8220;Io auspico che la nostra saggezza cresca in misura proporzionale alla nostra potenza e ci insegni che quanto meno faremo ricorso alla potenza tanto più saggi saremo&#8221;.</p>
<p>Oggi l&#8217;America ha una duplice responsabilità: aiutare l&#8217;Iraq a plasmare un miglior futuro per se stesso e lasciare l&#8217;Iraq agli iracheni. Ho già detto chiaramente al popolo iracheno che l&#8217;America non intende avere alcuna base sul territorio iracheno, e non ha alcuna pretesa o rivendicazione sul suo territorio o sulle sue risorse. La sovranità dell&#8217;Iraq è esclusivamente sua. Per questo ho dato ordine alle nostre brigate combattenti di ritirarsi entro il prossimo mese di agosto. Noi onoreremo la nostra promessa e l&#8217;accordo preso con il governo iracheno democraticamente eletto di ritirare il contingente combattente dalle città irachene entro luglio e tutti i nostri uomini dall&#8217;Iraq entro il 2012. Aiuteremo l&#8217;Iraq ad addestrare gli uomini delle sue Forze di Sicurezza, e a sviluppare la sua economia. Ma daremo sostegno a un Iraq sicuro e unito da partner, non da dominatori.</p>
<p>E infine, proprio come l&#8217;America non può tollerare in alcun modo la violenza perpetrata dagli estremisti, essa non può in alcun modo abiurare ai propri principi. L&#8217;11 settembre è stato un trauma immenso per il nostro Paese. La paura e la rabbia che quegli attentati hanno scatenato sono state comprensibili, ma in alcuni casi ci hanno spinto ad agire in modo contrario ai nostri stessi ideali. Ci stiamo adoperando concretamente per cambiare linea d&#8217;azione. Ho personalmente proibito in modo inequivocabile il ricorso alla tortura da parte degli Stati Uniti, e ho dato l&#8217;ordine che il carcere di Guantánamo Bay sia chiuso entro i primi mesi dell&#8217;anno venturo.</p>
<p>L&#8217;America, in definitiva, si difenderà rispettando la sovranità altrui e la legalità delle altre nazioni. Lo farà in partenariato con le comunità musulmane, anch&#8217;esse minacciate. Quanto prima gli estremisti saranno isolati e si sentiranno respinti dalle comunità musulmane, tanto prima saremo tutti più al sicuro.</p>
<p>La seconda più importante causa di tensione della quale dobbiamo discutere è la situazione tra israeliani, palestinesi e mondo arabo. Sono ben noti i solidi rapporti che legano Israele e Stati Uniti. Si tratta di un vincolo infrangibile, che ha radici in legami culturali che risalgono indietro nel tempo, nel riconoscimento che l&#8217;aspirazione a una patria ebraica è legittimo e ha anch&#8217;esso radici in una storia tragica, innegabile.</p>
<p>Nel mondo il popolo ebraico è stato perseguitato per secoli e l&#8217;antisemitismo in Europa è culminato nell&#8217;Olocausto, uno sterminio senza precedenti. Domani mi recherò a Buchenwald, uno dei molti campi nei quali gli ebrei furono resi schiavi, torturati, uccisi a colpi di arma da fuoco o con il gas dal Terzo Reich. Sei milioni di ebrei furono così massacrati, un numero superiore all&#8217;intera popolazione odierna di Israele.</p>
<p>Confutare questa realtà è immotivato, da ignoranti, alimenta l&#8217;odio. Minacciare Israele di distruzione &#8211; o ripetere vili stereotipi sugli ebrei &#8211; è profondamente sbagliato, e serve soltanto a evocare nella mente degli israeliani il ricordo più doloroso della loro Storia, precludendo la pace che il popolo di quella regione merita.</p>
<p>D&#8217;altra parte è innegabile che il popolo palestinese &#8211; formato da cristiani e musulmani &#8211; ha sofferto anch&#8217;esso nel tentativo di avere una propria patria. Da oltre 60 anni affronta tutto ciò che di doloroso è connesso all&#8217;essere sfollati. Molti vivono nell&#8217;attesa, nei campi profughi della Cisgiordania, di Gaza, dei Paesi vicini, aspettando una vita fatta di pace e sicurezza che non hanno mai potuto assaporare finora. Giorno dopo giorno i palestinesi affrontano umiliazioni piccole e grandi che sempre si accompagnano all&#8217;occupazione di un territorio. Sia dunque chiara una cosa: la situazione per il popolo palestinese è insostenibile. L&#8217;America non volterà le spalle alla legittima aspirazione del popolo palestinese alla dignità, alle pari opportunità, a uno Stato proprio.</p>
<p>Da decenni tutto è fermo, in uno stallo senza soluzione: due popoli con legittime aspirazioni, ciascuno con una storia dolorosa alle spalle che rende il compromesso quanto mai difficile da raggiungere. È facile puntare il dito: è facile per i palestinesi addossare alla fondazione di Israele la colpa del loro essere profughi. È facile per gli israeliani addossare la colpa alla costante ostilità e agli attentati che hanno costellato tutta la loro storia all&#8217;interno dei confini e oltre. Ma se noi insisteremo a voler considerare questo conflitto da una parte piuttosto che dall&#8217;altra, rimarremo ciechi e non riusciremo a vedere la verità: l&#8217;unica soluzione possibile per le aspirazioni di entrambe le parti è quella dei due Stati, dove israeliani e palestinesi possano vivere in pace e in sicurezza.</p>
<p>Questa soluzione è nell&#8217;interesse di Israele, nell&#8217;interesse della Palestina, nell&#8217;interesse dell&#8217;America e nell&#8217;interesse del mondo intero. È a ciò che io alludo espressamente quando dico di voler perseguire personalmente questo risultato con tutta la pazienza e l&#8217;impegno che questo importante obiettivo richiede. Gli obblighi per le parti che hanno sottoscritto la Road Map sono chiari e inequivocabili. Per arrivare alla pace, è necessario ed è ora che loro &#8211; e noi tutti con loro &#8211; facciamo finalmente fronte alle rispettive responsabilità.</p>
<p>I palestinesi devono abbandonare la violenza. Resistere con la violenza e le stragi è sbagliato e non porta ad alcun risultato. Per secoli i neri in America hanno subito i colpi di frusta, quando erano schiavi, e hanno patito l&#8217;umiliazione della segregazione. Ma non è stata certo la violenza a far loro ottenere pieni ed eguali diritti come il resto della popolazione: è stata la pacifica e determinata insistenza sugli ideali al cuore della fondazione dell&#8217;America. La stessa cosa vale per altri popoli, dal Sudafrica all&#8217;Asia meridionale, dall&#8217;Europa dell&#8217;Est all&#8217;Indonesia. Questa storia ha un&#8217;unica semplice verità di fondo: la violenza è una strada senza vie di uscita. Tirare razzi a bambini addormentati o far saltare in aria anziane donne a bordo di un autobus non è segno di coraggio né di forza. Non è in questo modo che si afferma l&#8217;autorità morale: questo è il modo col quale l&#8217;autorità morale al contrario cede e capitola definitivamente.</p>
<p>È giunto il momento per i palestinesi di concentrarsi su quello che possono costruire. L&#8217;Autorità Palestinese deve sviluppare la capacità di governare, con istituzioni che siano effettivamente al servizio delle necessità della sua gente. Hamas gode di sostegno tra alcuni palestinesi, ma ha anche delle responsabilità. Per rivestire un ruolo determinante nelle aspirazioni dei palestinesi, per unire il popolo palestinese, Hamas deve porre fine alla violenza, deve riconoscere gli accordi intercorsi, deve riconoscere il diritto di Israele a esistere.</p>
<p>Allo stesso tempo, gli israeliani devono riconoscere che proprio come il diritto a esistere di Israele non può essere in alcun modo messo in discussione, così è per la Palestina. Gli Stati Uniti non ammettono la legittimità dei continui insediamenti israeliani, che violano i precedenti accordi e minano gli sforzi volti a perseguire la pace. È ora che questi insediamenti si fermino.</p>
<p>Israele deve dimostrare di mantenere le proprie promesse e assicurare che i palestinesi possano effettivamente vivere, lavorare, sviluppare la loro società. Proprio come devasta le famiglie palestinesi, l&#8217;incessante crisi umanitaria a Gaza non è di giovamento alcuno alla sicurezza di Israele. Né è di giovamento per alcuno la costante mancanza di opportunità di qualsiasi genere in Cisgiordania. Il progresso nella vita quotidiana del popolo palestinese deve essere parte integrante della strada verso la pace e Israele deve intraprendere i passi necessari a rendere possibile questo progresso.</p>
<p>Infine, gli Stati Arabi devono riconoscere che l&#8217;Arab Peace Initiative è stato sì un inizio importante, ma che non pone fine alle loro responsabilità individuali. Il conflitto israelo-palestinese non dovrebbe più essere sfruttato per distogliere l&#8217;attenzione dei popoli delle nazioni arabe da altri problemi. Esso, al contrario, deve essere di incitamento ad agire per aiutare il popolo palestinese a sviluppare le istituzioni che costituiranno il sostegno e la premessa del loro Stato; per riconoscere la legittimità di Israele; per scegliere il progresso invece che l&#8217;incessante e autodistruttiva attenzione per il passato.</p>
<p>L&#8217;America allineerà le proprie politiche mettendole in sintonia con coloro che vogliono la pace e per essa si adoperano, e dirà ufficialmente ciò che dirà in privato agli israeliani, ai palestinesi e agli arabi. Noi non possiamo imporre la pace. In forma riservata, tuttavia, molti musulmani riconoscono che Israele non potrà scomparire. Allo stesso modo, molti israeliani ammettono che uno Stato palestinese è necessario. È dunque giunto il momento di agire in direzione di ciò che tutti sanno essere vero e inconfutabile.</p>
<p>Troppe sono le lacrime versate; troppo è il sangue sparso inutilmente. Noi tutti condividiamo la responsabilità di dover lavorare per il giorno in cui le madri israeliane e palestinesi potranno vedere i loro figli crescere insieme senza paura; in cui la Terra Santa delle tre grandi religioni diverrà quel luogo di pace che Dio voleva che fosse; in cui Gerusalemme sarà la casa sicura ed eterna di ebrei, cristiani e musulmani insieme, la città di pace nella quale tutti i figli di Abramo vivranno insieme in modo pacifico come nella storia di Isra, allorché Mosé, Gesù e Maometto (la pace sia con loro) si unirono in preghiera.</p>
<p>Terza causa di tensione è il nostro comune interesse nei diritti e nelle responsabilità delle nazioni nei confronti delle armi nucleari. Questo argomento è stato fonte di grande preoccupazione tra gli Stati Uniti e la Repubblica islamica iraniana. Da molti anni l&#8217;Iran si distingue per la propria ostilità nei confronti del mio Paese e in effetti tra i nostri popoli ci sono stati episodi storici violenti. Nel bel mezzo della Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno avuto parte nel rovesciamento di un governo iraniano democraticamente eletto. Dalla Rivoluzione Islamica, l&#8217;Iran ha rivestito un ruolo preciso nella cattura di ostaggi e in episodi di violenza contro i soldati e i civili statunitensi. Tutto ciò è ben noto. Invece di rimanere intrappolati nel passato, ho detto chiaramente alla leadership iraniana e al popolo iraniano che il mio Paese è pronto ad andare avanti. La questione, adesso, non è capire contro cosa sia l&#8217;Iran, ma piuttosto quale futuro intenda costruire.</p>
<p>Sarà sicuramente difficile superare decenni di diffidenza, ma procederemo ugualmente, con coraggio, con onestà e con determinazione. Ci saranno molti argomenti dei quali discutere tra i nostri due Paesi, ma noi siamo disposti ad andare avanti in ogni caso, senza preconcetti, sulla base del rispetto reciproco. È chiaro tuttavia a tutte le persone coinvolte che riguardo alle armi nucleari abbiamo raggiunto un momento decisivo. Non è unicamente nell&#8217;interesse dell&#8217;America affrontare il tema: si tratta qui di evitare una corsa agli armamenti nucleari in Medio Oriente, che potrebbe portare questa regione e il mondo intero verso una china molto pericolosa.</p>
<p>Capisco le ragioni di chi protesta perché alcuni Paesi hanno armi che altri non hanno. Nessuna nazione dovrebbe scegliere e decidere quali nazioni debbano avere armi nucleari. È per questo motivo che io ho ribadito con forza l&#8217;impegno americano a puntare verso un futuro nel quale nessuna nazione abbia armi nucleari. Tutte le nazioni &#8211; Iran incluso &#8211; dovrebbero avere accesso all&#8217;energia nucleare a scopi pacifici se rispettano i loro obblighi e le loro responsabilità previste dal Trattato di Non Proliferazione. Questo è il nocciolo, il cuore stesso del Trattato e deve essere rispettato da tutti coloro che lo hanno sottoscritto. Spero pertanto che tutti i Paesi nella regione possano condividere questo obiettivo.</p>
<p>Il quarto argomento di cui intendo parlarvi è la democrazia. Sono consapevole che negli ultimi anni ci sono state controversie su come vada incentivata la democrazia e molte di queste discussioni sono riconducibili alla guerra in Iraq. Permettetemi di essere chiaro: nessun sistema di governo può o deve essere imposto da una nazione a un&#8217;altra.</p>
<p>Questo non significa, naturalmente, che il mio impegno in favore di governi che riflettono il volere dei loro popoli, ne esce diminuito. Ciascuna nazione dà vita e concretizza questo principio a modo suo, sulla base delle tradizioni della sua gente. L&#8217;America non ha la pretesa di conoscere che cosa sia meglio per ciascuna nazione, così come noi non presumeremmo mai di scegliere il risultato in pacifiche consultazioni elettorali. Ma io sono profondamente e irremovibilmente convinto che tutti i popoli aspirano a determinate cose: la possibilità di esprimersi liberamente e decidere in che modo vogliono essere governati; la fiducia nella legalità e in un&#8217;equa amministrazione della giustizia; un governo che sia trasparente e non si approfitti del popolo; la libertà di vivere come si sceglie di voler vivere. Questi non sono ideali solo americani: sono diritti umani, ed è per questo che noi li sosterremo ovunque.</p>
<p>La strada per realizzare questa promessa non è rettilinea. Ma una cosa è chiara e palese: i governi che proteggono e tutelano i diritti sono in definitiva i più stabili, quelli di maggior successo, i più sicuri. Soffocare gli ideali non è mai servito a farli sparire per sempre. L&#8217;America rispetta il diritto di tutte le voci pacifiche e rispettose della legalità a farsi sentire nel mondo, anche qualora fosse in disaccordo con esse. E noi accetteremo tutti i governi pacificamente eletti, purché governino rispettando i loro stessi popoli.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo punto è estremamente importante, perché ci sono persone che auspicano la democrazia soltanto quando non sono al potere: poi, una volta al potere, sono spietati nel sopprimere i diritti altrui. Non importa chi è al potere: è il governo del popolo ed eletto dal popolo a fissare l&#8217;unico parametro per tutti coloro che sono al potere. Occorre restare al potere solo col consenso, non con la coercizione; occorre rispettare i diritti delle minoranze e partecipare con uno spirito di tolleranza e di compromesso; occorre mettere gli interessi del popolo e il legittimo sviluppo del processo politico al di sopra dei propri interessi e del proprio partito. Senza questi elementi fondamentali, le elezioni da sole non creano una vera democrazia.</p>
<p>Il quinto argomento del quale dobbiamo occuparci tutti insieme è la libertà religiosa. L&#8217;Islam ha una fiera tradizione di tolleranza: lo vediamo nella storia dell&#8217;Andalusia e di Cordoba durante l&#8217;Inquisizione. Con i miei stessi occhi da bambino in Indonesia ho visto che i cristiani erano liberi di professare la loro fede in un Paese a stragrande maggioranza musulmana. Questo è lo spirito che ci serve oggi. I popoli di ogni Paese devono essere liberi di scegliere e praticare la loro fede sulla sola base delle loro convinzioni personali, la loro predisposizione mentale, la loro anima, il loro cuore. Questa tolleranza è essenziale perché la religione possa prosperare, ma purtroppo essa è minacciata in molteplici modi.</p>
<p>Tra alcuni musulmani predomina un&#8217;inquietante tendenza a misurare la propria fede in misura proporzionale al rigetto delle altre. La ricchezza della diversità religiosa deve essere sostenuta, invece, che si tratti dei maroniti in Libano o dei copti in Egitto. E anche le linee di demarcazione tra le varie confessioni devono essere annullate tra gli stessi musulmani, considerato che le divisioni di sunniti e sciiti hanno portato a episodi di particolare violenza, specialmente in Iraq.</p>
<p>La libertà di religione è fondamentale per la capacità dei popoli di convivere. Dobbiamo sempre esaminare le modalità con le quali la proteggiamo. Per esempio, negli Stati Uniti le norme previste per le donazioni agli enti di beneficienza hanno reso più difficile per i musulmani ottemperare ai loro obblighi religiosi. Per questo motivo mi sono impegnato a lavorare con i musulmani americani per far sì che possano obbedire al loro precetto dello <em>zakat</em>.</p>
<p>Analogamente, è importante che i Paesi occidentali evitino di impedire ai cittadini musulmani di praticare la religione come loro ritengono più opportuno, per esempio legiferando quali indumenti debba o non debba indossare una donna musulmana. Noi non possiamo camuffare l&#8217;ostilità nei confronti di una religione qualsiasi con la pretesa del liberalismo.</p>
<p>È vero il contrario: la fede dovrebbe avvicinarci. Ecco perché stiamo mettendo a punto dei progetti di servizio in America che vedano coinvolti insieme cristiani, musulmani ed ebrei. Ecco perché accogliamo positivamente gli sforzi come il dialogo interreligioso del re Abdullah dell&#8217;Arabia Saudita e la leadership turca nell&#8217;Alliance of Civilizations. In tutto il mondo, possiamo trasformare il dialogo in un servizio interreligioso, così che i ponti tra i popoli portino all&#8217;azione e a interventi concreti, come combattere la malaria in Africa o portare aiuto e conforto dopo un disastro naturale.</p>
<p>Il sesto problema di cui vorrei che ci occupassimo insieme sono i diritti delle donne. So che si discute molto di questo e respingo l&#8217;opinione di chi in Occidente crede che se una donna sceglie di coprirsi la testa e i capelli è in qualche modo &#8220;meno uguale&#8221;. So però che negare l&#8217;istruzione alle donne equivale sicuramente a privare le donne di uguaglianza. E non è certo una coincidenza che i Paesi nei quali le donne possono studiare e sono istruite hanno maggiori probabilità di essere prosperi.</p>
<p>Vorrei essere chiaro su questo punto: la questione dell&#8217;eguaglianza delle donne non riguarda in alcun modo l&#8217;Islam. In Turchia, in Pakistan, in Bangladesh e in Indonesia, abbiamo visto Paesi a maggioranza musulmana eleggere al governo una donna. Nel frattempo la battaglia per la parità dei diritti per le donne continua in molti aspetti della vita americana e anche in altri Paesi di tutto il mondo.</p>
<p>Le nostre figlie possono dare un contributo alle nostre società pari a quello dei nostri figli, e la nostra comune prosperità trarrà vantaggio e beneficio consentendo a tutti gli esseri umani &#8211; uomini e donne &#8211; di realizzare a pieno il loro potenziale umano. Non credo che una donna debba prendere le medesime decisioni di un uomo, per essere considerata uguale a lui, e rispetto le donne che scelgono di vivere le loro vite assolvendo ai loro ruoli tradizionali. Ma questa dovrebbe essere in ogni caso una loro scelta. Ecco perché gli Stati Uniti saranno partner di qualsiasi Paese a maggioranza musulmana che voglia sostenere il diritto delle bambine ad accedere all&#8217;istruzione, e voglia aiutare le giovani donne a cercare un&#8217;occupazione tramite il microcredito che aiuta tutti a concretizzare i propri sogni.</p>
<p>Infine, vorrei parlare con voi di sviluppo economico e di opportunità. So che agli occhi di molti il volto della globalizzazione è contraddittorio. Internet e la televisione possono portare conoscenza e informazione, ma anche forme offensive di sessualità e di violenza fine a se stessa. I commerci possono portare ricchezza e opportunità, ma anche grossi problemi e cambiamenti per le comunità località. In tutte le nazioni &#8211; compresa la mia &#8211; questo cambiamento implica paura. Paura che a causa della modernità noi si possa perdere il controllo sulle nostre scelte economiche, le nostre politiche, e cosa ancora più importante, le nostre identità, ovvero le cose che ci sono più care per ciò che concerne le nostre comunità, le nostre famiglie, le nostre tradizioni e la nostra religione.</p>
<p>So anche, però, che il progresso umano non si può fermare. Non ci deve essere contraddizione tra sviluppo e tradizione. In Paesi come Giappone e Corea del Sud l&#8217;economia cresce mentre le tradizioni culturali sono invariate. Lo stesso vale per lo straordinario progresso di Paesi a maggioranza musulmana come Kuala Lumpur e Dubai. Nei tempi antichi come ai nostri giorni, le comunità musulmane sono sempre state all&#8217;avanguardia nell&#8217;innovazione e nell&#8217;istruzione.</p>
<p>Quanto ho detto è importante perché nessuna strategia di sviluppo può basarsi soltanto su ciò che nasce dalla terra, né può essere sostenibile se molti giovani sono disoccupati. Molti Stati del Golfo Persico hanno conosciuto un&#8217;enorme ricchezza dovuta al petrolio, e alcuni stanno iniziando a programmare seriamente uno sviluppo a più ampio raggio. Ma dobbiamo tutti riconoscere che l&#8217;istruzione e l&#8217;innovazione saranno la valuta del XXI secolo, e in troppe comunità musulmane continuano a esserci investimenti insufficienti in questi settori. Sto dando grande rilievo a investimenti di questo tipo nel mio Paese. Mentre l&#8217;America in passato si è concentrata sul petrolio e sul gas di questa regione del mondo, adesso intende perseguire qualcosa di completamente diverso.</p>
<p>Dal punto di vista dell&#8217;istruzione, allargheremo i nostri programmi di scambi culturali, aumenteremo le borse di studio, come quella che consentì a mio padre di andare a studiare in America, incoraggiando un numero maggiore di americani a studiare nelle comunità musulmane. Procureremo agli studenti musulmani più promettenti programmi di internship in America; investiremo sull&#8217;insegnamento a distanza per insegnanti e studenti di tutto il mondo; creeremo un nuovo network online, così che un adolescente in Kansas possa scambiare istantaneamente informazioni con un adolescente al Cairo.</p>
<p>Per quanto concerne lo sviluppo economico, creeremo un nuovo corpo di volontari aziendali che lavori con le controparti in Paesi a maggioranza musulmana. Organizzerò quest&#8217;anno un summit sull&#8217;imprenditoria per identificare in che modo stringere più stretti rapporti di collaborazione con i leader aziendali, le fondazioni, le grandi società, gli imprenditori degli Stati Uniti e delle comunità musulmane sparse nel mondo.</p>
<p>Dal punto di vista della scienza e della tecnologia, lanceremo un nuovo fondo per sostenere lo sviluppo tecnologico nei Paesi a maggioranza musulmana, e per aiutare a tradurre in realtà di mercato le idee, così da creare nuovi posti di lavoro. Apriremo centri di eccellenza scientifica in Africa, in Medio Oriente e nel Sudest asiatico; nomineremo nuovi inviati per la scienza per collaborare a programmi che sviluppino nuove fonti di energia, per creare posti di lavoro &#8220;verdi&#8221;, monitorare i successi, l&#8217;acqua pulita e coltivare nuove specie. Oggi annuncio anche un nuovo sforzo globale con l&#8217;Organizzazione della Conferenza Islamica mirante a sradicare la poliomielite. Espanderemo inoltre le forme di collaborazione con le comunità musulmane per favorire e promuovere la salute infantile e delle puerpere.</p>
<p>Tutte queste cose devono essere fatte insieme. Gli americani sono pronti a unirsi ai governi e ai cittadini di tutto il mondo, le organizzazioni comunitarie, gli esponenti religiosi, le aziende delle comunità musulmane di tutto il mondo per permettere ai nostri popoli di vivere una vita migliore.</p>
<p>I problemi che vi ho illustrato non sono facilmente risolvibili, ma abbiamo tutti la responsabilità di unirci per il bene e il futuro del mondo che vogliamo, un mondo nel quale gli estremisti non possano più minacciare i nostri popoli e nel quale i soldati americani possano tornare alle loro case; un mondo nel quale gli israeliani e i palestinesi siano sicuri nei loro rispettivi Stati e l&#8217;energia nucleare sia utilizzata soltanto a fini pacifici; un mondo nel quale i governi siano al servizio dei loro cittadini e i diritti di tutti i figli di Dio siano rispettati. Questi sono interessi reciproci e condivisi. Questo è il mondo che vogliamo. Ma potremo arrivarci soltanto insieme.</p>
<p>So che molte persone &#8211; musulmane e non musulmane &#8211; mettono in dubbio la possibilità di dar vita a questo nuovo inizio. Alcuni sono impazienti di alimentare la fiamma delle divisioni, e di intralciare in ogni modo il progresso. Alcuni lasciano intendere che il gioco non valga la candela, che siamo predestinati a non andare d&#8217;accordo, e che le civiltà siano avviate a scontrarsi. Molti altri sono semplicemente scettici e dubitano fortemente che un cambiamento possa esserci. E poi ci sono la paura e la diffidenza. Se sceglieremo di rimanere ancorati al passato, non faremo mai passi avanti. E vorrei dirlo con particolare chiarezza ai giovani di ogni fede e di ogni Paese: &#8220;Voi, più di chiunque altro, avete la possibilità di cambiare questo mondo&#8221;.</p>
<p>Tutti noi condividiamo questo pianeta per un brevissimo istante nel tempo. La domanda che dobbiamo porci è se intendiamo trascorrere questo brevissimo momento a concentrarci su ciò che ci divide o se vogliamo impegnarci insieme per uno sforzo &#8211; un lungo e impegnativo sforzo &#8211; per trovare un comune terreno di intesa, per puntare tutti insieme sul futuro che vogliamo dare ai nostri figli, e per rispettare la dignità di tutti gli esseri umani.</p>
<p>È più facile dare inizio a una guerra che porle fine. È più facile accusare gli altri invece che guardarsi dentro. È più facile tener conto delle differenze di ciascuno di noi che delle cose che abbiamo in comune. Ma nostro dovere è scegliere il cammino giusto, non quello più facile. C&#8217;è un unico vero comandamento al fondo di ogni religione: fare agli altri quello che si vorrebbe che gli altri facessero a noi. Questa verità trascende nazioni e popoli, è un principio, un valore non certo nuovo. Non è nero, non è bianco, non è marrone. Non è cristiano, musulmano, ebreo. É un principio che si è andato affermando nella culla della civiltà, e che tuttora pulsa nel cuore di miliardi di persone. È la fiducia nel prossimo, è la fiducia negli altri, ed è ciò che mi ha condotto qui oggi.</p>
<p>Noi abbiamo la possibilità di creare il mondo che vogliamo, ma soltanto se avremo il coraggio di dare il via a un nuovo inizio, tenendo in mente ciò che è stato scritto. Il Sacro Corano dice: &#8220;Oh umanità! Sei stata creata maschio e femmina. E ti abbiamo fatta in nazioni e tribù, così che voi poteste conoscervi meglio gli uni gli altri&#8221;. Nel Talmud si legge: &#8220;La Torah nel suo insieme ha per scopo la promozione della pace&#8221;. E la Sacra Bibbia dice: &#8220;Beati siano coloro che portano la pace, perché saranno chiamati figli di Dio&#8221;.</p>
<p>Sì, i popoli della Terra possono convivere in pace. Noi sappiamo che questo è il volere di Dio. E questo è il nostro dovere su questa Terra. Grazie, e che la pace di Dio sia con voi.</p>
<p><em>(Traduzione di Anna Bissanti)</em></p>
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		<title>«I partiti sono diventati macchine di potere»</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 15:39:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pm</dc:creator>
				<category><![CDATA[A chiare lettere...]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Una pagina speciale]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Enrico Berlinguer


«I partiti sono diventati macchine di potere» 


«I partiti non fanno più politica», dice Enrico Berlinguer.
«I partiti hanno degenerato e questa è l&#8217;origine dei malanni d&#8217;Italia».
Eugenio Scalfari
*   *   *
La passione è finita?
Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana; color: navy; font-size: small;"><strong><em><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3400" title="berlinguer1" src="http://www.paolomasini.info/wp-content/uploads/2009/08/berlinguer1-150x150.jpg" alt="berlinguer1" width="150" height="150" /><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"><span style="color: #000000;">Intervista a Enrico Berlinguer</span></span></span></em></strong></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;">«I partiti sono diventati macchine di potere»</span></span><span style="font-size: large;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">«I partiti non fanno più politica», dice Enrico Berlinguer.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">«I partiti hanno degenerato e questa è l&#8217;origine dei malanni d&#8217;Italia».</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Eugenio Scalfari</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">*   *   *</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">La passione è finita?</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l&#8217;iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un &#8220;boss&#8221; e dei &#8220;sotto-boss&#8221;. La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la DC: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora&#8230;</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;"><span id="more-3398"></span><br />
</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">È quello che io penso.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Per quale motivo?</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c&#8217;è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le &#8220;operazioni&#8221; che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell&#8217;interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un&#8217;autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un&#8217;attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Lei fa un quadro della realtà italiana da far accapponare la pelle.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">E secondo lei non corrisponde alla situazione?</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel &#8216;74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell&#8217;81 per l&#8217;aborto, gli italiani hanno fornito l&#8217;immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Veniamo all&#8217;altra mia domanda, se permette, signor Segretario: dovreste aver vinto da un pezzo, se le cose stanno come lei descrive.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">In un certo senso, al contrario, può apparire persino straordinario che un partito come il nostro, che va così decisamente contro l&#8217;andazzo corrente, conservi tanti consensi e persino li accresca. Ma io credo di sapere a che cosa lei pensa: poiché noi dichiariamo di essere un partito &#8220;diverso&#8221; dagli altri, lei pensa che gli italiani abbiano timore di questa diversità.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Sì, è così, penso proprio a questa vostra conclamata diversità. A volte ne parlate come se foste dei marziani, oppure dei missionari in terra d&#8217;infedeli: e la gente diffida. Vuole spiegarmi con chiarezza in che consiste la vostra diversità? C&#8217;è da averne paura?</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Qualcuno, sì, ha ragione di temerne, e lei capisce subito chi intendo. Per una risposta chiara alla sua domanda, elencherò per punti molto semplici in che consiste il nostro essere diversi, così spero non ci sarà più margine all&#8217;equivoco. Dunque: primo, noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l&#8217;operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Veniamo alla seconda diversità.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Onorevole Berlinguer, queste cose le dicono tutti.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Già, ma nessuno dei partiti governativi le fa. Noi comunisti abbiamo sessant&#8217;anni di storia alle spalle e abbiamo dimostrato di perseguirle e di farle sul serio. In galera con gli operai ci siamo stati noi; sui monti con i partigiani ci siamo stati noi; nelle borgate con i disoccupati ci siamo stati noi; con le donne, con il proletariato emarginato, con i giovani ci siamo stati noi; alla direzione di certi comuni, di certe regioni, amministrate con onestà, ci siamo stati noi.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Non voi soltanto.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">È vero, ma noi soprattutto. E passiamo al terzo punto di diversità. Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell&#8217;economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l&#8217;iniziativa individuale sia insostituibile, che l&#8217;impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche -e soprattutto, oggi, sotto la cappa di piombo del sistema imperniato sulla DC- non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell&#8217;attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee?</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Non trovo grandi differenze rispetto a quanto può pensare un convinto socialdemocratico europeo. Però a lei sembra un&#8217;offesa essere paragonato ad un socialdemocratico.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Bè, una differenza sostanziale esiste. La socialdemocrazia (parlo di quella seria, s&#8217;intende) si è sempre molto preoccupata degli operai, dei lavoratori sindacalmente organizzati e poco o nulla degli emarginati, dei sottoproletari, delle donne. Infatti, ora che si sono esauriti gli antichi margini di uno sviluppo capitalistico che consentivano una politica socialdemocratica, ora che i problemi che io prima ricordavo sono scoppiati in tutto l&#8217;occidente capitalistico, vi sono segni di crisi anche nella socialdemocrazia tedesca e nel laburismo inglese, proprio perché i partiti socialdemocratici si trovano di fronte a realtà per essi finora ignote o da essi ignorate.</span></span></p>
<p style="text-align: left;">Dunque, siete un partito socialista serio&#8230;</p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">&#8230;nel senso che vogliamo costruire sul serio il socialismo&#8230;</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Le dispiace, la preoccupa che il PSI lanci segnali verso strati borghesi della società?</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">No, non mi preoccupa. Ceti medi, borghesia produttiva sono strati importanti del paese e i loro interessi politici ed economici, quando sono legittimi, devono essere adeguatamente difesi e rappresentati. Anche noi lo facciamo. Se questi gruppi sociali trasferiscono una parte dei loro voti verso i partiti laici e verso il PSI, abbandonando la tradizionale tutela democristiana, non c&#8217;è che da esserne soddisfatti: ma a una condizione. La condizione è che, con questi nuovi voti, il PSI e i partiti laici dimostrino di saper fare una politica e di attuare un programma che davvero siano di effettivo e profondo mutamento rispetto al passato e rispetto al presente. Se invece si trattasse di un semplice trasferimento di clientele per consolidare, sotto nuove etichette, i vecchi e attuali rapporti tra partiti e Stato, partiti e governo, partiti e società, con i deleteri modi di governare e di amministrare che ne conseguono, allora non vedo di che cosa dovremmo dirci soddisfatti noi e il paese.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Secondo lei, quel mutamento di metodi e di politica c&#8217;è o no?</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Francamente, no. Lei forse lo vede? La gente se ne accorge? Vada in giro per la Sicilia, ad esempio: vedrà che in gran parte c&#8217;è stato un trasferimento di clientele. Non voglio affermare che sempre e dovunque sia così. Ma affermo che socialisti e socialdemocratici non hanno finora dato alcun segno di voler iniziare quella riforma del rapporto tra partiti e istituzioni -che poi non è altro che un corretto ripristino del dettato costituzionale- senza la quale non può cominciare alcun rinnovamento e sanza la quale la questione morale resterà del tutto insoluta.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Lei ha detto varie volte che la questione morale oggi è al centro della questione italiana. Perché?</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell&#8217;amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell&#8217;Italia d&#8217;oggi, fa tutt&#8217;uno con l&#8217;occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt&#8217;uno con la guerra per bande, fa tutt&#8217;uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d&#8217;essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Signor Segretario, in tutto il mondo occidentale si è d&#8217;accordo sul fatto che il nemico principale da battere in questo momento sia l&#8217;inflazione, e difatti le politiche economiche di tutti i paesi industrializzati puntano a realizzare quell&#8217;obiettivo. È anche lei del medesimo parere?</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Risponderò nello stesso modo di Mitterand: il principale malanno delle società occidentali è la disoccupazione. I due mali non vanno visti separatamente. L&#8217;inflazione è -se vogliamo- l&#8217;altro rovescio della medaglia. Bisogna impegnarsi a fondo contro l&#8217;una e contro l&#8217;altra. Guai a dissociare questa battaglia, guai a pensare, per esempio, che pur di domare l&#8217;inflazione si debba pagare il prezzo d&#8217;una recessione massiccia e d&#8217;una disoccupazione, come già in larga misura sta avvenendo. Ci ritroveremmo tutti in mezzo ad una catastrofe sociale di proporzioni impensabili.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Il PCI, agli inizi del 1977, lanciò la linea dell&#8217; &#8220;austerità&#8221;. Non mi pare che il suo appello sia stato accolto con favore dalla classe operaia, dai lavoratori, dagli stessi militanti del partito&#8230;</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Noi sostenemmo che il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità e che, comunque, la situazione economica dei paesi industializzati -di fronte all&#8217;aggravamento del divario, al loro interno, tra zone sviluppate e zone arretrate, e di fronte al risveglio e all&#8217;avanzata dei popoli dei paesi ex-coloniali e della loro indipendenza- non consentiva più di assicurare uno sviluppo economico e sociale conservando la &#8220;civiltà dei consumi&#8221;, con tutti i guasti, anche morali, che sono intrinseci ad essa. La diffusione della droga, per esempio, tra i giovani è uno dei segni più gravi di tutto ciò e nessuno se ne dà realmente carico. Ma dicevamo dell&#8217;austerità. Fummo i soli a sottolineare la necessità di combattere gli sprechi, accrescere il risparmio, contenere i consumi privati superflui, rallentare la dinamica perversa della spesa pubblica, formare nuove risorse e nuove fonti di lavoro. Dicemmo che anche i lavoratori avrebbero dovuto contribuire per la loro parte a questo sforzo di raddrizzamento dell&#8217;economia, ma che l&#8217;insieme dei sacrifici doveva essere fatto applicando un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l&#8217;avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani). Questo fu il nostro modo di porre il problema dell&#8217;austerità e della contemporanea lotta all&#8217;inflazione e alla recessione, cioè alla disoccupazione. Precisammo e sviluppammo queste posizioni al nostro XV Congresso del marzo 1979: non fummo ascoltati.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">E il costo del lavoro? Le sembra un tema da dimenticare?</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Il costo del lavoro va anch&#8217;esso affrontato e, nel complesso, contenuto, operando soprattutto sul fronte dell&#8217;aumento della produttività. Voglio dirle però con tutta franchezza che quando si chiedono sacrifici al paese e si comincia con il chiederli -come al solito- ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l&#8217;operazione non può riuscire.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">«La Repubblica», 28 luglio 1981</span></span></p>
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		<title>Tutto ciò che mi ha fatto crescere</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 15:54:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aggregami</dc:creator>
				<category><![CDATA[Una pagina speciale]]></category>

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		<description><![CDATA[
Giuseppe Regano persona magnifica, consigliere con me dal 1993 al 1997 e vice presidente dell&#8217;allora Circoscrizione XVI, un uomo solo apparentemente burbero ma come direbbe De Gregori “con un cuore da fornaio”.
Da lui ho imparato un modo sano di far politica.
I ragazzi del Dipartimento di Salute Mentale della ASL RM D e quelli della comunità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10" title="reganogiuseppe" src="http://www.paolomasini.info/wp-content/uploads/2009/05/reganogiuseppe.jpg" alt="reganogiuseppe" width="220" height="169" /><br />
Giuseppe Regano persona magnifica, consigliere con me dal 1993 al 1997 e vice presidente dell&#8217;allora Circoscrizione XVI, un uomo solo apparentemente burbero ma come direbbe De Gregori “con un cuore da fornaio”.<span id="more-24"></span><br />
Da lui ho imparato un modo sano di far politica.<br />
I ragazzi del Dipartimento di Salute Mentale della ASL RM D e quelli della comunità di Villa Maraini per la loro immediatezza e per le cose fatte insieme. Da loro ho ricevuto tanto.<br />
Gli incontri nelle scuole con le varie religioni, le domande dei ragazzi.<br />
Lo sguardo perso di una ragazza che faceva ad Alberto Granado una domanda su Che Guevara, la domanda di un giovane nero di madre italiana, che chiedeva ad Amelia Robinson di Martin Luther King.<br />
La Trasfigurazione degli anni &#8216;70, quei sacerdoti fantastici che mi hanno insegnato, con la mia splendida famiglia, il valore di una vita spesa bene anche aldilà della religione.<br />
Il torneo Pane e Pallone e gli amici della mia adolescenza, i chiesaroli e i piazzettari.<br />
Un ragazzo con gravi problemi di inserimento sociale e scolastico promosso l&#8217;anno successivo, dopo aver fatto un corso di teatro. Sergio Parenti sindacalista, amico e compagno morto troppo presto ed il gruppo donatori sangue “Gli amici di Sergio” nato con i colleghi di lavoro e a lui dedicato.<br />
Il sostegno di mia moglie, il sorriso dei miei figli.<br />
L&#8217;instancabile aiuto di Vanni.<br />
Quel burbero custode, le domande di un guru sud americano, i “Bambini Cattivi” e la loro voglia di divertirsi, il loro regista e le sue proposte piene di verità.<br />
Le dolci rassicurazioni di mia madre.<br />
La comunità senegalese che mi ha insegnato la dignità e la fierezza di un popolo, i laici e i religiosi di Roma XVI X l&#8217;Africa che lavorano sempre e comunque senza fermarsi mai, ma soprattutto senza farsene mai un vanto.<br />
Le 7000 persone della fiaccolata per la Pace gli amici di reti di Pace, la nostra determinazione a lavorare per un mondo migliore, tutti i giorni, azione dopo azione.<br />
Padre Paolo Serra e la sua voglia di Africa, la sua passione le sue parole.<br />
I nostri partigiani che parlano ai ragazzi con la passione di quando erano ragazzi come loro.<br />
Quel sopravvissuto ad Auschiwitz, i suoi racconti, le sue lacrime.<br />
Quel prete un po&#8217; strano ora psicologo nelle carceri di Torino e le fantastiche partite a pallone.<br />
Vieni ti racconto Monteverde, e la gente costretta ad andarsene perché il teatro era strapieno.<br />
I complimenti di una anziana signora che mi ha fermato per strada, la passione di tanti insegnanti.<br />
La collaborazione di quel dirigente scolastico, sempre pronto a tutto sempre aperto al nuovo, quell&#8217;insegnante di basket mito dell&#8217;adolescenza.<br />
Gli scherzi con i colleghi e l&#8217;odore dell&#8217;aeroporto.<br />
Le lettere di quella classe elementare dopo la visita in Municipio, le domande dei bambini.<br />
I racconti di un poeta su Pier Paolo Pasolini, la dolcezza di quel musulmano maltrattato, la fila in Municipio per ritirare i nostri libri, quel deputato dai pensieri lunghi (e sani), il mio amico di una vita, le insegnanti del corso di pedagogia teatrale.<br />
I discorsi sotto l&#8217;albero con quel collega un po&#8217; particolare. Le colazioni di Pasqua e una famiglia adottiva, le cene in quella casa quasi mia, i pranzi a Palo.<br />
Quel bambino che mi chiamava sindaco.<br />
Le partite a Villa, le parole e l&#8217;affetto di quel vecchio partigiano, la stoppata miracolosa in quella partita di basket, , chi mi ha “sopportato” in questi anni in Municipio, i racconti della madre di Paola Bianchi, quell&#8217;archivista di stato ed i suoi ragazzi, Don Andrea e la sua voglia di libertà, le confessioni di quel mio amico.<br />
Le canzoni di Paoli e di Morandi, le passeggiate in montagna, i tramonti di Morruzze e le vacanze in tenda.<br />
Il pergolato del camper e quella sabbia troppo alta, le persone che con entusiasmo e passione mi stanno aiutando in questa nuova avventura , questi anni in Municipio e le tante persone con la voglia di cambiare il mondo che ho avuto la fortuna di incontrare.</p>
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		<title>Buon proseguimento Mariella</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 15:53:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aggregami</dc:creator>
				<category><![CDATA[Una pagina speciale]]></category>

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		<description><![CDATA[
La “brutta politica” ci ha abituati ad un modo perverso di utilizzare il proprio ruolo pubblico a fini personali. Capita spesso (ahime) che alla fine di un mandato sia esso politico o piu squisitamente amministrativo, chi fa politica chieda di crescere in maniera formale o in maniera economica. Anche per il timore di molti politici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9" title="paolamariella" src="http://www.paolomasini.info/wp-content/uploads/2009/05/paolamariella.gif" alt="paolamariella" width="220" height="254" /><br />
La “brutta politica” ci ha abituati ad un modo perverso di utilizzare il proprio ruolo pubblico a fini personali. <span id="more-22"></span>Capita spesso (ahime) che alla fine di un mandato sia esso politico o piu squisitamente amministrativo, chi fa politica chieda di crescere in maniera formale o in maniera economica. Anche per il timore di molti politici di “tornare a lavorare”. Allora, in genere, nel corso di una carriera “importante” (che non significa necessariamente utile…) al termine di un percorso si chiede o si pretende di avere una carica piu alta, un posto come dirigente di una societa, un ruolo in un consiglio di amministrazione, un posto da ministro e cosi via…<br />
Capita, a volte, che la politica sia bella davvero. Che la “bella politica” faccia tornare quel buon sapore di impegno civile, di passione, di coraggio, di determinazione, di idealita e concretezza, di missione laica. Quello che dovrebbe essere insomma “normalmente” la politica.<br />
Capita, a volte, che una persona dopo aver fatto la parlamentare, l&#8217;assessore (bene, molto bene) in una citta come Roma per 13 anni con sindaci importanti come Rutelli e Veltroni, decida di non chiedere di crescere formalmente o economicamente. Ma decida di crescere in altra maniera e portare il proprio contributo ed il proprio bagaglio di esperienza, passione, idealita altrove. Anche fuori dalla sua citta, dalla sua nazione.Mariella ha deciso di proseguire il suo percorso in India, a difesa dei diritti delle donne di quell&#8217; affascinante paese insieme alla CGIL. Credo che sia una bella scelta, in linea con il percorso ed il lavoro fatto da Mariella in questi anni.<br />
Anche grazie a lei ho avuto la conferma che un modo sano di fare politica puo esistere davvero, da lei ho appreso molto in questi anni e con lei ho condiviso scelte e momenti importanti.<br />
Per tutto questo la voglio ringraziare. Buon proseguimento Mariella.</p>
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		<title>Grazie</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 06:51:19 +0000</pubDate>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.paolomasini.info/?p=19</guid>
		<description><![CDATA[Grazie
La notte dello spoglio e le facce sbalordite della brutta politica all&#8217;arrivo dei risultati dei seggi, una notte in giro per Roma e l&#8217;alba al Gianicolo. Quella giornata in famiglia allo Zoomarine, mentre tutti erano in Campidoglio ad aspettare le schermate delle preferenze come in una sala corse. I 4.500 voti, le telefonate e l&#8217;allegria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8" title="caraca" src="http://www.paolomasini.info/wp-content/uploads/2009/05/caraca.jpg" alt="caraca" width="108" height="81" /><strong>Grazie</strong><br />
La notte dello spoglio e le facce sbalordite della brutta politica all&#8217;arrivo dei risultati dei seggi, una notte in giro per Roma e l&#8217;alba al Gianicolo. <span id="more-19"></span>Quella giornata in famiglia allo Zoomarine, mentre tutti erano in Campidoglio ad aspettare le schermate delle preferenze come in una sala corse. I 4.500 voti, le telefonate e l&#8217;allegria di tutti quelli che hanno creduto e lavorato per un risultato da qualcuno inaspettato.<br />
La festa all&#8217;Alpheus con tanta, tanta gente. Di tutti i colori, di tutti i tipi.<br />
Il primo consiglio, i commenti di Veltroni per lo stile della campagna elettorale.<br />
Il lavoro di tutti i giorni. I primi incontri e le chiacchiere con i nuovi colleghi.<br />
Il primo viaggio a Locri con Libera, per la legalità. La fascia tricolore e l&#8217;orgoglio di rappresentare la città per cose importanti.<br />
Le tante iniziative. L&#8217;imbarazzo di sentirsi chiamare onorevole e la richiesta di non farlo, la missione di pace in medio oriente e il primo viaggio in Africa.</p>
<p>I ragazzi delle scuole e la loro libertà, le loro gambe che permettono di far camminare i pensieri lunghi dei politici illuminati . Quel ragazzo che fa cose importanti senza perdere nulla della sua bellissima età. Le insegnanti che non smettono mai di far crescere i loro ragazzi. Quei dipendenti comunali bravi e appassionati che fanno il loro lavoro con passione e serietà senza i quali nessun progetto arriverebbe mai in porto.<br />
Un attività solidale e commerciale a Monteverde, una scommessa vinta e chi ci ha creduto dall&#8217;inizio. Quelli del municipio il loro affetto e le loro sollecitazioni.</p>
<p>Tutte le cose fatte nascere e che ora crescono e si sviluppano malgrado qualcuno.<br />
I 50 anni di missione di quella suora con le maniche rimboccate, le sale da prenotare e i rimbrotti benevoli del cerimoniale sui miei ritmi di lavoro.</p>
<p>I testimoni della Shoah, quel grande partigiano che è come un papà e quella festa a sorpresa.<br />
Quel signore così buono e così timido che vuol far del bene senza farsi vedere, quel fotografo subacqueo con un cuore da fornaio che tira su pozzi in Africa.</p>
<p>Il coinvolgimento dei dirigenti ed un modo nuovo di fare i regolamenti.<br />
Le corse di solidarietà e la fissa dello yoga. Tanti playground e l&#8217;allegria dei ragazzi.</p>
<p>Un amico inaspettato e divertente, compagno di viaggio. Quell&#8217;altro sensibile e la sua voglia di serenità.<br />
L&#8217;occasione persa delle unioni civili, quei doppi fondamentalismi che non fanno fare un passo avanti.</p>
<p>Quel bel tipo e le storie di famiglia su Forte Bravetta, le mail e gli sms di incoraggiamento. Quel maestro bravo e intenso ed il suo coro, le note in Aula Giulio Cesare e il calzascarpe sul tavolo della giunta.<br />
I commessi romani, quell&#8217;amico sudamericano, i complimenti di quel giornalista sportivo, i Nobel per la pace, il Dalai Lama e la sua saggia allegria, quell&#8217;agenzia dei missionari con un comboniano sempre in prima linea. Quella corsa sui diritti dall&#8217;Argentina in poi.</p>
<p>Alberto Manzi ed il suo insegnamento, le scritte fasciste e il pennello per cancellarle insieme agli studenti, l&#8217;incontro con la spiritualità d&#8217;oriente ed un percorso che non finisce mai, quella biblioteca della non violenza, quel sindaco di cento anni fa integro e gentiluomo, quella bella persona e il suo campo di rugby inseguito da una vita, quel pranzo con la Storia e con la Resistenza. Quel ragazzo attento e sensibile e il suo lavoro sulla costituzione. Un ragazzo dalle mille risorse e l&#8217;ordinazione della “&#8217;nduja”. La fine di un processo e la gioia di quella “abuela”, quei monaci tibetani e la loro voglia di giustizia e dignità. La mia famiglia che resiste a questi ritmi e alla mia vita prestata.</p>
<p>Il partitodemocraticochevorrei e quelli che hanno creduto e che credono che la politica può e deve essere una nobile causa. Le mie collaboratrici che mi hanno sopportato e che hanno resistito a una valanga di idee e di progetti.</p>
<p>Le primarie, quella lista a porte spalancate e la voglia di un partito nuovo.<br />
I nuovi compagni di viaggio con le loro storie che sembravano così distanti e che invece sono così vicine. Quella donna determinata e affascinante che ora si occupa di scuola.</p>
<p>Quel dirigente di partito puro dentro che mi ha saputo difendere e che vede lontano.<br />
Tutti quelli che hanno creduto in me e che mi hanno spinto a non mollare.</p>
<p>Un sindaco fantastico ed instancabile ed il suo staff accogliente, disponibile e divertente. Un interista saggio e gli assessori bravi e “scuri” con i quali ho combattuto fianco a fianco. I colleghi per bene, anche di centrodestra.<br />
Gli scherzi di un collega e la sua spontaneità. Quelli sempre presenti in consiglio di qualsiasi cosa si trattasse.<br />
Quelli senza lobbie e tanta voglia di cambiare il mondo.</p>
<p>Un Angelo che non c&#8217;e&#8217; più e una famiglia che mi ha adottato.<br />
Quei ragazzi palestinesi e israeliani che suonavano insieme. Quel cartoon pieno di speranza e di pace.</p>
<p>Le corse di mio figlio per i corridoi di “fontana”, “Bruciafè” e le sue storie sul Partito e le sue perplessità…<br />
Un gruppo di persone perbene, un quartiere bello e popolare e la volgia di far crescere i figli nella legalità.</p>
<p>Le belle persone che fanno bene al mondo. Un cattolico con la voglia di concilio e quel vecchino, le sue storie e i nostri pranzi. Quell&#8217;amico poeta dentro e fuori che mi vuole bene.<br />
Centinaia di persone che sottoscrivono la candidatura di Walter Veltroni …e la mia firma che le autentica ed il via ad un&#8217; avventura che ha dell&#8217;incredibile.</p>
<p>Tutti quelli che mi hanno sorriso…</p>
<p>Quelli che ancora ci credono e soprattutto quelli che sanno riconoscerli.<br />
Questi diciotto mesi indimenticabili, una città stupenda e la voglia di cambiare il mondo.</p>
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