SCUOLA, 22 febbraio 2009, sale la temperatura…
Dopo l’onda che ha investito un anno e mezzo fa le scuole, gli ulteriori colpi inferti dal Governo stanno facendo rialzare la temperatura e la protesta ricomincia a farsi sentire, partono le prime occupazioni, si alza la voce dei coordinamenti, delle associazioni, del sindacato.
In primis i tagli alle risorse finanziarie delle istituzioni scolastiche, già drasticamente messe in difficoltà dalla “cura dimagrante” al personale docente, amministrativo e ausiliare. Tagli così pesanti che rischiano di paralizzare ogni attività didattica e amministrativa delle scuole che sono indebitate e prive di risorse per il quotidiano svolgimento didattica, per le supplenze, perfino per l’acquisto dei materiali di pulizia e di segreteria.
Al danno si aggiunge la beffa di una direttiva del Ministero sul Programma Annuale 2010 datata metà dicembre. La direttiva, per compensare le carenze finanziarie, suggeriva un utilizzo improprio del contributo volontario che i genitori ogni anno donano alle scuole. Contributo che, proprio perché volontario, dovrebbe essere impiegato ad ampliare l’offerta formativa delle scuole, come si è sempre fatto, e non per coprire il gap finanziario dovuto ai tagli da mannaia della Gelmini e supportare la mera sussistenza delle stesse scuole, destinandolo ad esempio al pagamento delle supplenze. Dopo le molte sollecitazioni da parte dei Dirigenti Scolastici, dei Direttori Amministrativi, sindacati e associazioni dei genitori il Ministero ha procrastinato i tempi di approvazione del Programma Annuale promettendo di comunicare a breve “istruzioni operative” che speriamo, senza troppa convinzione, aiutino le scuole a uscire dalla drammatica situazione in cui trovano e non mirino piuttosto a infliggere un ulteriore colpo alle già esigue risorse finanziarie delle istituzioni scolastiche.
Si deve aggiungere poi il taglio delle risorse umane, necessario per completare il risparmio che in tre anni deve portare alla sottrazione di 8 miliardi di euro al sistema scolastico (L. 133/2008). A questo obiettivo deve essere ricondotto il rapidissimo restyling alla scuola secondaria che si vuole rendere operativo già a partire dal prossimo anno scolastico, pochi mesi per mettere in atto una riforma definita “epocale”. Le conseguenze sono preoccupanti, le iscrizioni saranno fatte “alla cieca” dai genitori che non sanno ancora bene che cosa sarà proposto ai propri figli il prossimo anno nei diversi indirizzi. A pagarne le spese più grandi gli istituti tecnici che subiscono il dimezzamento delle ore di laboratorio e la discriminazione di essere l’unico segmento di scuola a dover effettuare i cambiamenti non solo per gli iscritti al primo anno ma anche per quelli delle seconde, terze e quarte classi. Una discriminazione che viene accentuata dal fatto che non è prevista possibilità di passaggio da un sistema all’altro e la scelta della scuola superiore una volta compiuta diventa definitiva. In pericolo l’obbligo scolastico fino a 16 anni se ci sarà la possibilità di assolverlo attraverso l’ apprendistato dopo le medie. Come si può pensare che sia sufficiente spostare l’iscrizione alla superiori a fine marzo per risolvere il problema dell’organizzazione delle scuole, per permettere ai genitori e ai ragazzi di fare scelte consapevoli, per consentire ai docenti di orientare alla scelta nel modo più efficace gli studenti?
La scuola superiore che si va disegnando è una scuola non solo più povera ma anche classista, una scuola che, in contrasto con il dettame costituzionale, aumenta lo scalino sociale invece di adoperarsi per rimuoverlo.
Un altro campanello di allarme da ascoltare è quello relativo alle misure per l’integrazione dei ragazzi stranieri contenute nella circolare ministeriale. Per quanto riguarda il tetto del 30% degli studenti stranieri per classe tutte le eventuali deroghe sono demandate agli Uffici Regionali Scolastici.
Nessuna esclusione netta e chiara dal tetto degli “stranieri” nati in Italia. Eppure è proprio questo il nodo cruciale del problema, ciò significa che il conteggio avverrà anche per quei bambini che, ad esempio, dopo aver frequentato il nido e la scuola di infanzia, perfettamente italofoni ma dal cognome straniero, si trovano oggi a dover essere iscritti alla scuola elementare o peggio ancora per quelli che dalle elementari passano alle medie e dalle medie alle superiori. Si tratta di ragazzi che hanno trascorso gli stessi anni di quelli italiani nelle scuole del nostro Paese, perché dovrebbero essere sottoposti a vaglio ed essere ripescati con eventuale deroga?
All’atto dell’iscrizione i genitori scelgono le scuole per i loro figli, spesso indicano le sezioni e perfino i compagni. Questo alla luce di tante considerazioni, tra le quali spesso quella di poter contare su microreti di solidarietà fatte di vicini di casa, di parenti, di genitori degli amici dei propri figli. Questi rapporti, costruiti proprio attraverso il comune percorso scolastico e che certo sono un ottimo viatico per l’integrazione, rischiano di saltare nel momento in cui si procede allo smistamento forzato dei ragazzi stranieri. E tutto ciò diventa più allarmante quando ad essere coinvolti non sono solo i bambini delle scuole di infanzia e delle elementari ma anche i ragazzi più grandi, quelli in fase preadolescenziale e adolescenziale, molti dei quali si considerano a pieno titolo italiani e già vivono con difficoltà la loro doppia identità culturale. Una miopia dalle conseguenze disastrose: laddove non c’è integrazione i rapporti spesso si risolvono nei conflitti, la sicurezza, è evidente, passa attraverso l’inclusione.
Anche per quanto riguarda i diversamente abili, soprattutto quelli con maggiore bisogno di supporto, la politica governativa di tagli irresponsabili comincia a mostrare gli effetti dannosi. Se gli AEC continueranno a diminuire, dal momento che sono state eliminate le compresenze, non sarà più possibile garantire ai ragazzi in difficoltà quell’attenzione e quella cura finora riservata loro per tutto l’orario scolastico.
ò, la situazione di drammatica criticità causata dai tagli di questo governo in merito a questioni delicate come il Sostegno e le convenzioni con le cooperative sociali per la prestazione d’opera delle figure professionali di AEC. Le famiglie di ragazzi con diverse abilità sono spesso costrette a riportarsi a casa i figli perché non c’è nessuno che si prenda cura di loro in determinati orari (considerata anche l’eliminazione della “compresenza” del personale docente). Si sta cercando di ripristinare una sorta di ancestrale “selezione naturale” dell’accesso allo studio.Quello che sta accadendo alla nostra scuola pubblica è allarmante e deve essere combattuto in tutti i modi possibili. Attraverso interventi di vario genere questo Governo mira al depauperamento della scuola, un depauperamento che non va letto solo in termini di risorse finanziarie e umane ma anche e soprattutto nelle sue conseguenze culturali. Una scuola senza soldi e con il personale docente e non docente ridotto all’osso è una scuola che naviga a vista, che si vede costretta giorno dopo giorno a restringere la propria offerta formativa, la propria progettualità, la propria spinta propulsiva verso la ricerca e l’innovazione, in breve la propria autonomia. Una scuola in cui a malapena si “ammaestra”, a formare i cittadini di domani, a farli crescere culturalmente ci penserà la televisione… Questa nostra televisione che chiude le menti anzichè aprirle, che taglia il palinsesto RAI per ragazzi all’avanguardia in Europa (Melevisione ecc…) e foraggia invece programmi trash come il Grande Fratello. Una televisione completamente nelle mani di Berlusconi, colui che come ebbe a dire Licio Gelli “è l’unico che può portare a compimento il mio piano”… Allora non rimaniamo in finestra, il futuro arriva prima di quanto ci aspettiamo e passerà attraverso le nuove generazioni, facciamo in modo, per citare il titolo di un libro del grande sociologo Edgar Morin, che i nostri ragazzi abbiano sulle spalle “una testa ben fatta”…











