Grazie
Grazie
La notte dello spoglio e le facce sbalordite della brutta politica all’arrivo dei risultati dei seggi, una notte in giro per Roma e l’alba al Gianicolo. Quella giornata in famiglia allo Zoomarine, mentre tutti erano in Campidoglio ad aspettare le schermate delle preferenze come in una sala corse. I 4.500 voti, le telefonate e l’allegria di tutti quelli che hanno creduto e lavorato per un risultato da qualcuno inaspettato.
La festa all’Alpheus con tanta, tanta gente. Di tutti i colori, di tutti i tipi.
Il primo consiglio, i commenti di Veltroni per lo stile della campagna elettorale.
Il lavoro di tutti i giorni. I primi incontri e le chiacchiere con i nuovi colleghi.
Il primo viaggio a Locri con Libera, per la legalità. La fascia tricolore e l’orgoglio di rappresentare la città per cose importanti.
Le tante iniziative. L’imbarazzo di sentirsi chiamare onorevole e la richiesta di non farlo, la missione di pace in medio oriente e il primo viaggio in Africa.
I ragazzi delle scuole e la loro libertà, le loro gambe che permettono di far camminare i pensieri lunghi dei politici illuminati . Quel ragazzo che fa cose importanti senza perdere nulla della sua bellissima età. Le insegnanti che non smettono mai di far crescere i loro ragazzi. Quei dipendenti comunali bravi e appassionati che fanno il loro lavoro con passione e serietà senza i quali nessun progetto arriverebbe mai in porto.
Un attività solidale e commerciale a Monteverde, una scommessa vinta e chi ci ha creduto dall’inizio. Quelli del municipio il loro affetto e le loro sollecitazioni.
Tutte le cose fatte nascere e che ora crescono e si sviluppano malgrado qualcuno.
I 50 anni di missione di quella suora con le maniche rimboccate, le sale da prenotare e i rimbrotti benevoli del cerimoniale sui miei ritmi di lavoro.
I testimoni della Shoah, quel grande partigiano che è come un papà e quella festa a sorpresa.
Quel signore così buono e così timido che vuol far del bene senza farsi vedere, quel fotografo subacqueo con un cuore da fornaio che tira su pozzi in Africa.
Il coinvolgimento dei dirigenti ed un modo nuovo di fare i regolamenti.
Le corse di solidarietà e la fissa dello yoga. Tanti playground e l’allegria dei ragazzi.
Un amico inaspettato e divertente, compagno di viaggio. Quell’altro sensibile e la sua voglia di serenità.
L’occasione persa delle unioni civili, quei doppi fondamentalismi che non fanno fare un passo avanti.
Quel bel tipo e le storie di famiglia su Forte Bravetta, le mail e gli sms di incoraggiamento. Quel maestro bravo e intenso ed il suo coro, le note in Aula Giulio Cesare e il calzascarpe sul tavolo della giunta.
I commessi romani, quell’amico sudamericano, i complimenti di quel giornalista sportivo, i Nobel per la pace, il Dalai Lama e la sua saggia allegria, quell’agenzia dei missionari con un comboniano sempre in prima linea. Quella corsa sui diritti dall’Argentina in poi.
Alberto Manzi ed il suo insegnamento, le scritte fasciste e il pennello per cancellarle insieme agli studenti, l’incontro con la spiritualità d’oriente ed un percorso che non finisce mai, quella biblioteca della non violenza, quel sindaco di cento anni fa integro e gentiluomo, quella bella persona e il suo campo di rugby inseguito da una vita, quel pranzo con la Storia e con la Resistenza. Quel ragazzo attento e sensibile e il suo lavoro sulla costituzione. Un ragazzo dalle mille risorse e l’ordinazione della “’nduja”. La fine di un processo e la gioia di quella “abuela”, quei monaci tibetani e la loro voglia di giustizia e dignità. La mia famiglia che resiste a questi ritmi e alla mia vita prestata.
Il partitodemocraticochevorrei e quelli che hanno creduto e che credono che la politica può e deve essere una nobile causa. Le mie collaboratrici che mi hanno sopportato e che hanno resistito a una valanga di idee e di progetti.
Le primarie, quella lista a porte spalancate e la voglia di un partito nuovo.
I nuovi compagni di viaggio con le loro storie che sembravano così distanti e che invece sono così vicine. Quella donna determinata e affascinante che ora si occupa di scuola.
Quel dirigente di partito puro dentro che mi ha saputo difendere e che vede lontano.
Tutti quelli che hanno creduto in me e che mi hanno spinto a non mollare.
Un sindaco fantastico ed instancabile ed il suo staff accogliente, disponibile e divertente. Un interista saggio e gli assessori bravi e “scuri” con i quali ho combattuto fianco a fianco. I colleghi per bene, anche di centrodestra.
Gli scherzi di un collega e la sua spontaneità. Quelli sempre presenti in consiglio di qualsiasi cosa si trattasse.
Quelli senza lobbie e tanta voglia di cambiare il mondo.
Un Angelo che non c’e’ più e una famiglia che mi ha adottato.
Quei ragazzi palestinesi e israeliani che suonavano insieme. Quel cartoon pieno di speranza e di pace.
Le corse di mio figlio per i corridoi di “fontana”, “Bruciafè” e le sue storie sul Partito e le sue perplessità…
Un gruppo di persone perbene, un quartiere bello e popolare e la volgia di far crescere i figli nella legalità.
Le belle persone che fanno bene al mondo. Un cattolico con la voglia di concilio e quel vecchino, le sue storie e i nostri pranzi. Quell’amico poeta dentro e fuori che mi vuole bene.
Centinaia di persone che sottoscrivono la candidatura di Walter Veltroni …e la mia firma che le autentica ed il via ad un’ avventura che ha dell’incredibile.
Tutti quelli che mi hanno sorriso…
Quelli che ancora ci credono e soprattutto quelli che sanno riconoscerli.
Questi diciotto mesi indimenticabili, una città stupenda e la voglia di cambiare il mondo.















